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Articolo n° 19154 del 22 dicembre 2007 delle ore 17:47

Immigrazione e integrazione: ad Albenga, dibattiti e polemiche; Tonarelli propone un “Forum”

Albenga. Prosegue il dibattito riaperto nei giorni scorsi ad Albenga dalle forze politiche di centro destra intorno alle inevitabili nuove problematiche che i rilevanti flussi migratori stranieri di questo ultimo decennio hanno portato con sé anche nel territorio ingauno. Nell’ultimo consiglio comunale di giovedì, il cosiddetto “modello Cittadella” venuto alla ribalta nazionale nei mesi scorsi e riproposto ad Albenga in un ordine del giorno (“Attuazione di disposizioni legislative generali in materia di iscrizione nel registro della popolazione residente e disposizioni congiunte in materia igienico sanitaria e di pubblica sicurezza”) presentato dai sei consiglieri di minoranza di Lega Nord (Rosy Guarnieri e Sergio Savorè), Forza Italia (Mauro Vannucci e Roberto Schneck), AN (Angelo Barbero) e ‘Progetto Albenga’ (Alessandro Geddo) si è risolto con un nulla di fatto dal momento che tali materie, secondo quanto risulta da un documento della prefettura, sono di competenza non del Consiglio ma del sindaco Antonello Tabbò il quale, tra l’altro, ha già più volte espresso pubblicamente a riguardo un suo parere negativo.
Se il centro destra è intenzionato comunque a rielaborare in futuro la sua proposta in modo da poter in ogni caso portare la questione in Consiglio, anche fuori dalle sale deliberanti del Municipio le polemiche continuano. In particolare Rosy Guarnieri (Lega Nord) e Angelo Barbero (AN) non hanno mostrato particolare entusiasmo all’idea che vengano concesse aule scolastiche per l’insegnamento dell’arabo e, soprattutto, hanno espresso in questi giorni forti obiezioni all’ipotesi che il Comune infine riconosca nelle aree cimiteriali ingaune, come richiesto più volte dagli interessati, adeguati specifici spazi da adibire alle sepolture degli appartenenti alla locale comunità islamica.
Prese di posizione, queste ultime, strumentali a detta del consigliere comunale di ‘Albenga C’è’ e portavoce ingauno dei Verdi Carlo Tonarelli che con una lunga nota interviene nel dibattito. “Continua la scontata strumentalizzazione dal parte del centro destra (Lega Nord e AN) sul problema dell’immigrazione e dei diritti degli immigrati nella nostra città; invece di dare risposte – sostiene Tonarelli – si cerca di fare terrorismo e si specula sui sentimenti xenofobi di una parte, per fortuna marginale, della popolazione”. “L’immigrazione – prosegue il consigliere comunale di ‘Albenga C’è’ – è una problematica che riguarda un po’ tutti gli ambiti del sociale: la sanità, il lavoro, il sociale, la cultura e l’intercultura. Le misure di integrazione vengono adottate nel nostro interesse, nell’interesse di tutta la cittadinanza, non solo nell’interesse delle comunità di immigrati; la politica non può non tenere conto dei timori della popolazione autoctona e deve operare per un processo lungo, complesso, singolo”. Del tutto inadeguata finora, secondo Tonarelli, si è rivelata la politica nazionale che non è stata ancora capace di elaborare delle reali strategie per non subire passivamente i contraddittori effetti dei fenomeni migratori: “Secondo gli ultimi dati, ci sono però ufficialmente 3.000.000 di immigrati (il nostro paese raggiunge così una percentuale vicina alla media europea del 5%), gli immigrati contribuiscono per il 5,1% al PIL, il 5,2% delle nuove imprese è creato da immigrati” ma, aggiunge il portavoce ingauno dei Verdi, “la classe dirigente italiana non ha ancora deciso come gestire l’immigrazione: si è occupata solo di espulsioni, di quote d’ingresso, tralasciando completamente il tema complesso della convivenza sul territorio di comunità così diverse. L’Italia continua a legiferare soltanto di fronte all’emergenza, senza scegliere tra i due modelli più classici e storicamente definiti: quello francese e quello inglese”.
I ritardi che si pagano livello nazionale secondo Tonarelli hanno finito per riflettersi anche a livello locale: “Ad Albenga più del 10% della popolazione è extracomunitaria e in certe scuole quasi il 20% dei bambini è extracomunitario. Non si può pensare di lasciare fare al volontariato, non si può continuare a vivere questa schizofrenia per cui da una parte c’è un bisogno fortissimo di immigrazione, di braccia e di bambini, mentre dall’altra, per esempio, gli immigrati che lavorano non riescono comunque a trovare casa, ci vogliono decenni per avere la cittadinanza e il riconoscimento di rifugiato”. A detta del consigliere di ‘Albenga C’è’, più che a continuare a pensare a misure contingenti dettate dagli umori del momento sarebbe invece necessario affrontare il fenomeno da un punto di vista più complessivo; “noi partiamo dal fatto che l’immigrazione non è un fenomeno transitorio e dobbiamo imparare a gestire tutto questo per non arrivare a conflitti – sostiene Tonarelli –; dobbiamo ragionare a partire dal fatto che l’immigrazione è un fenomeno che è sempre esistito e non si può modificare, un fenomeno che esiste ovunque e che non si fermerà e soprattutto ad Albenga si può prevedere in forte espansione”. Proprio per questa ragione, secondo Tonarelli che pensa anche all’istituzione di un “Forum dell’Immigrazione” nel quale coinvolgere le associazioni di categoria, le comunità straniere e tutta la cittadinanza, Albenga potrebbe diventare una sorta di “laboratorio sperimentale”: “Proponiamo, come Agenda 21, di istituire un ‘Forum dell’Immigrazione’ che ci permetta attraverso una serie di interviste ai cittadini di conoscerne il vero pensiero, i sentimenti, le preoccupazioni, i timori riguardo all’immigrazione. Chiediamo l’aiuto della Cia e della Coldiretti per inviare questionari alle aziende dove lavorano extracomunitari, cosi come ai sindacati dei lavoratori dell’edilizia. Poi sarà necessario un confronto con la comunità mussulmana e albanese. Le prime domande che ci vengono in mente – conclude Carlo Tonarelli – sono queste: quanti ne possiamo accogliere? Come regolare i flussi stagionali? I musulmani possono essere integrati? Possono cioè effettivamente partecipare alla vita sociale del paese e se si, come? Devono essere costruite nuove moschee? Dobbiamo predisporre dei corsi sul multiculturalismo per i dipendenti pubblici? Dobbiamo modificare i programmi scolastici? E in che direzione?”


» Fabrizio Pinna

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